L’importanza di un nome

La Cantastorie racchiude le attività di cui mi occupo:

le letture animate per l’infanzia, i laboratori di teatro per bambini e ragazzi, la scrittura creativa, le attività per le scuole e gli spettacoli nei teatri, la narrazione di fiabe popolari per tutti: bambini, genitori, nonni.

C’era il bisogno di dare a tutto questo un’identità, semplice e chiara; ma le cose sono andate così.
Nel 2017 ho creato una pagina Facebook per dare un riferimento al pubblico, in vista di alcuni festival estivi a cui avrei partecipato con fiabe e leggende celtiche.
Il nome “La Cantastorie” è stato scelto perché era la cosa più semplice sul momento.
Ma mi è andata bene, perché col passare del tempo si è rivelato un nome facile da ricordare. E anche se all’inizio faceva riferimento solo alla narrazione di fiabe, col tempo questo nome si è rivelato efficace, nella sua banalità, a riassumere tutto quello che faccio.

Nonostante l’articolo determinativo, non sono né mi sento “la” cantastorie. Ciascun narratore è inimitabile, così come è inimitabile in quanto essere umano, e tutti hanno il diritto di raccontare le proprie storie.
Ci sono alcuni meravigliosi cantastorie italiani che sono veramente eredi della tradizione nostrana e che spesso si accompagnano anche alla musica (in Emilia Romagna, o in Sicilia, ad esempio).
Ci sono anche molti ciarlatani in giro. Fate attenzione.
Io cerco di recuperare lo spirito del narratore: narro su canovaccio, improvviso, studio le fiabe per ricordarne l’essenza. Ma non sto facendo un’operazione di rievocazione anche perché, non sapendo parlare nessun dialetto, non posso farlo.
Però tutto quello che faccio è nella più totale onestà. Amo questo mestiere, non so fare nient’altro e sono grata ogni volta che posso praticarlo.

Il logo della Cantastorie è di Ilaria Perversi.